In questa estate così faticosa dal punto di vista del caldo, ci siamo trovati a pensare soprattutto alle conseguenze che sente il nostro corpo e che spesso le persone avvertono: stanchezza, pressione, disidratazione, difficoltà a dormire.
Ma il caldo può avere conseguenze anche sul nostro benessere psicologico.
Le temperature elevate possono infatti aumentare irritabilità, stress, difficoltà di concentrazione e alterazioni del sonno. In alcune persone possono inoltre accentuare sintomi ansiosi o rendere più difficile la gestione delle emozioni.
Molte persone dicono di sentirsi oppresse, limitate, irrequiete, di avere meno voglia di uscire e di avvertire quasi un senso di claustrofobia.
Non significa che il caldo “provochi” necessariamente un disturbo psicologico.
Significa piuttosto che corpo e mente sono strettamente collegati e che condizioni ambientali particolarmente stressanti possono mettere alla prova le nostre capacità di adattamento.
La nostra mente sente il corpo ed esprime malessere.
Quando il caldo diventa uno stress per corpo e mente
Il nostro organismo cerca continuamente di mantenere un equilibrio interno.
Quando le temperature aumentano molto, il corpo deve lavorare maggiormente per disperdere il calore. Questo richiede energia e può aumentare la sensazione di stanchezza e affaticamento.
Il disagio fisico, soprattutto quando si protrae per molti giorni, può riflettersi anche sul piano emotivo.
Possiamo diventare più irritabili, meno pazienti, più facilmente frustrati.
Anche piccole difficoltà quotidiane possono sembrare più pesanti.
La relazione tra condizioni climatiche e salute mentale è stata osservata in diversi studi, che hanno evidenziato un’associazione tra temperature elevate e alcuni esiti negativi sulla salute mentale e sul comportamento (Obradovich et al., 2018; Thompson et al., 2018).
Anche le emozioni diventano più difficili da gestire
Una delle conseguenze più interessanti riguarda proprio la regolazione emotiva.
Quando siamo stanchi, dormiamo male e ci sentiamo fisicamente provati, abbiamo meno risorse disponibili per affrontare ciò che accade intorno a noi.
Possiamo quindi reagire in modo più impulsivo.
Una discussione può diventare più accesa.
Una difficoltà sul lavoro può sembrarci insormontabile.
Una piccola contrarietà può provocare una risposta emotiva molto più intensa del solito.
Non è semplicemente “nervosismo”.
È anche il risultato dell’interazione tra stress fisico, sonno, ambiente ed emozioni.
Il sonno: quando il caldo non ci permette di recuperare
Uno degli aspetti più importanti è il sonno.
Dormire male per una notte può essere spiacevole.
Dormire male per molte notti consecutive può invece avere conseguenze significative sull’umore, sull’attenzione e sulla capacità di gestire lo stress.
Il caldo può rendere più difficile addormentarsi e mantenere un sonno sufficientemente ristoratore.
La privazione di sonno, a sua volta, può aumentare l’irritabilità e la vulnerabilità emotiva (Medic et al., 2017).
Si può quindi creare un circolo:
caldo → sonno disturbato → stanchezza → maggiore irritabilità → maggiore difficoltà a gestire lo stress → ulteriore fatica.
Ansia, irritabilità e difficoltà di concentrazione
Alcune persone, durante i periodi di caldo intenso, riferiscono una maggiore sensazione di agitazione, irritabilità o difficoltà a concentrarsi.
Anche svolgere attività normalmente semplici può richiedere più fatica.
Il lavoro può diventare più pesante.
Studiare può risultare più difficile.
Anche avere una conversazione o prendere decisioni può richiedere uno sforzo maggiore.
Il nostro stato fisico, infatti, non è separato dal nostro funzionamento psicologico.
Quando il corpo è sotto stress, anche la mente può avere meno risorse.
Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo
È importante evitare generalizzazioni.
Il caldo non produce gli stessi effetti su tutti.
Alcune persone possono continuare la propria quotidianità senza particolari difficoltà, mentre altre possono essere maggiormente vulnerabili.
Possono essere importanti la qualità del sonno, le condizioni fisiche, il livello di stress già presente, le caratteristiche individuali e la presenza di eventuali difficoltà psicologiche precedenti.
Per questo è utile osservare soprattutto come stiamo noi.
Non soltanto la temperatura esterna.
Quando il caldo rende più evidente una difficoltà che già esiste
C’è poi un aspetto che trovo particolarmente interessante dal punto di vista psicologico.
A volte una condizione esterna non crea una difficoltà, ma la rende più evidente.
Se siamo già molto stressati, stanchi o emotivamente affaticati, un periodo di caldo intenso può ridurre ulteriormente le nostre risorse.
Quello che normalmente riusciamo a gestire può diventare improvvisamente più difficile.
Potremmo accorgerci di essere più irritabili, di avere meno voglia di vedere gli altri, di sentirci più fragili o di fare maggiore fatica a concentrarci.
Il caldo, in questo senso, può diventare una sorta di “amplificatore” di una condizione di affaticamento già presente.
Cosa possiamo fare per prenderci cura del nostro benessere psicologico
Non possiamo controllare la temperatura esterna.
Possiamo però cercare di proteggere le nostre risorse.
Rispettare il più possibile il ritmo sonno-veglia, concedersi momenti di pausa, ridurre quando possibile gli impegni nelle ore più calde e mantenere una buona idratazione sono semplici comportamenti che possono aiutare.
Ma c’è anche un’altra forma di attenzione.
Ascoltare ciò che ci sta accadendo.
Chiederci:
Sono semplicemente stanco per il caldo oppure mi sento emotivamente diverso da qualche settimana?
Dormo male soltanto per le temperature elevate oppure il sonno era già cambiato?
Mi sento più irritabile oppure sto vivendo un periodo di particolare stress?
Ho ancora piacere nelle attività che normalmente mi fanno stare bene?
Sono domande semplici, ma possono aiutarci a distinguere una temporanea difficoltà da qualcosa che merita maggiore attenzione.
Quando è importante chiedere aiuto
Il caldo può contribuire a farci sentire più stanchi, irritabili o vulnerabili.
Ma se il disagio persiste anche quando le condizioni ambientali migliorano, oppure se compaiono ansia intensa, tristezza persistente, isolamento, disturbi del sonno importanti, difficoltà di concentrazione o una significativa perdita di interesse per le attività quotidiane, può essere utile non attribuire tutto al caldo.
Chiedere un aiuto psicologico non significa avere necessariamente un disturbo.
Può significare semplicemente fermarsi e cercare di comprendere ciò che sta succedendo.
A volte il corpo ci chiede di rallentare.
Altre volte, attraverso la stanchezza, l’irritabilità o l’insonnia, ci sta segnalando che anche la nostra mente ha bisogno di essere ascoltata.
Una riflessione
Siamo abituati a pensare alla salute fisica e alla salute psicologica come a due dimensioni separate.
In realtà viviamo attraverso un unico organismo.
Il caldo ci ricorda proprio questo: ciò che accade al corpo può modificare il nostro modo di sentire, pensare e relazionarci con gli altri.
E forse anche per questo, nei periodi più difficili, prenderci cura di noi non significa soltanto cercare di stare fisicamente al fresco.
Significa anche concederci il diritto di essere più lenti, meno produttivi, più stanchi.
E soprattutto imparare ad ascoltare quei segnali che, nella quotidianità, rischiamo di ignorare.
Dott.ssa Martina Fasson
Psicologa – Monselice
Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Prendersi cura della mente significa anche imparare ad ascoltare ciò che il corpo sta cercando di dirci
