Perché gli adolescenti hanno sbalzi d’umore? Come comprenderli e quando chiedere aiuto.

Martina FassonAdolescenza

“Prima rideva, cinque minuti dopo era furioso.”

“Si arrabbia per cose che sembrano banali.”

“A volte ho l’impressione di non riconoscere più mio figlio!”

Sono frasi che spesso ascolto nel mio lavoro con i genitori. Dietro queste parole c’è quasi sempre la stessa domanda: “E’ normale?”

L’adolescenza è una fase intensa, nella quale le emozioni possono cambiare rapidamente. Comprendere perché accade è il primo passo per accompagnare un ragazzo, una ragazza senza sentirsi impotenti.

In oltre vent’anni di lavoro nella scuola superiore ho incontrato centinaia di ragazzi e delle loro famiglie. Da loro ho imparato che, dietro gli sbalzi d’umore, spesso non c’è un adolescente “difficile”,  ma un ragazzo, una ragazza impegnato nel complesso lavoro di diventare sé stesso.

Un cervello in costruzione

Quando osserviamo un adolescente che passa rapidamente dalla gioia alla rabbia o dalla delusione all’entusiasmo, è importante ricordare che il suo cervello è ancora in pieno sviluppo.

Le aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni e nella ricerca delle novità maturano prima rispetto alla corteccia prefrontale, la parte del cervello che ci permette di riflettere, pianificare, valutare le conseguenze delle nostre azioni e controllare gli impulsi (Siegel, 2014; Steinberg, 2014).

È come avere un’automobile con un motore molto potente ma con i freni ancora in fase di perfezionamento.

Anche il sistema della ricompensa è particolarmente sensibile. Le novità, il gruppo dei pari, le relazioni, le sfide e le esperienze coinvolgenti attivano circuiti cerebrali che rendono tutto più intenso e gratificante.

Per questo motivo gli adolescenti vivono spesso le emozioni “a tutto volume”.

Una delusione può sembrare enorme.

Un litigio con un amico può apparire la fine del mondo.

Una bella notizia può trasformarsi in un entusiasmo incontenibile.

Questo non significa che siano incapaci di controllarsi. Significa che stanno imparando, giorno dopo giorno, una competenza fondamentale: la regolazione emotiva.

Una scena quotidiana

Marta, 13 anni, torna a casa felice perché ha preso un bel voto a scuola.

Un’ora dopo scopre che alcune compagne hanno organizzato un’uscita senza invitarla.

Nel giro di pochi minuti passa dall’entusiasmo alle lacrime, poi alla rabbia.

Per un adulto il cambiamento può sembrare sproporzionato.

Per Marta, invece, quella situazione tocca uno dei bisogni più importanti dell’adolescenza: sentirsi accettata e appartenere al gruppo.

Quando la frustrazione diventa difficile da tollerare

Tra le emozioni più impegnative dell’adolescenza troviamo la frustrazione.

Ricevere un “no”, perdere una partita, prendere un brutto voto, sentirsi esclusi, litigare con un amico o non raggiungere un obiettivo sono esperienze che possono essere vissute con grande intensità.

Quando la frustrazione supera le capacità di gestione del momento può trasformarsi in rabbia, chiusura, impulsività oppure comportamenti oppositivi.

Non significa necessariamente che il ragazzo, ragazza sia maleducato o provocatorio.

Molto spesso significa semplicemente che non possiede ancora tutti gli strumenti necessari per riconoscere l’emozione, darle un nome ed esprimerla in modo efficace (Gross, 1998).

Una scena quotidiana

Luca, 12 anni, sta giocando ai videogiochi.

Il genitore gli chiede di spegnere la console perché è ora di cena.

Luca urla, sbatte la porta e risponde: “Nessuno mi capisce!”

Non è il videogioco, di per sé, a provocare quella reazione.

In quel momento il ragazzo, la ragazza sta vivendo una forte frustrazione: interrompere un’attività molto gratificante per accettare un limite imposto da un adulto.

L’emozione è reale.

Il comportamento, invece, può essere accompagnato e gradualmente trasformato.

Anche l’euforia ha bisogno di essere regolata

Quando si parla di emozioni intense si pensa subito alla rabbia o alla tristezza.

In realtà anche le emozioni piacevoli possono diventare difficili da gestire.

L’entusiasmo, la gioia, la curiosità e l’euforia sono caratteristiche preziose dell’adolescenza. Sono il motore della scoperta, dell’apprendimento e della crescita.

Tuttavia, quando prendono il sopravvento, possono portare a comportamenti impulsivi o a decisioni prese senza riflettere.

Imparare a regolare le emozioni non significa spegnerle.

Significa imparare ad ascoltarle senza lasciarsi guidare esclusivamente da esse.

Una scena quotidiana

Dopo una vittoria sportiva o una festa con gli amici, un adolescente può sentirsi invincibile.

Può promettere cose che difficilmente manterrà, prendere decisioni affrettate o sottovalutare alcuni rischi.

Anche queste esperienze fanno parte della crescita.

Sono occasioni preziose per imparare che ogni emozione, anche quella più piacevole, ha bisogno di essere accolta e regolata.

Il ruolo degli adulti

Quando un adolescente cambia, cambia inevitabilmente anche l’equilibrio della famiglia. Ogni componente cerca un nuovo modo di stare in relazione con gli altri. E’ per questo che, nel mio modo di lavorare, non guardo mai soltanto al ragazzo, alla ragazza, ma alle relazioni che lo circondano.

Spesso gli adulti sentono il bisogno di correggere immediatamente il comportamento.

In realtà, prima ancora di correggere, è importante comprendere.

Un adolescente non ha sempre bisogno di una soluzione.

Ha bisogno, innanzitutto, di sentirsi visto, ascoltato e compreso.

Dire:

“Non è successo niente.”

“Stai esagerando.”

“Non hai motivo di arrabbiarti.”

raramente aiuta.

Molto più efficace è dare un nome a ciò che il ragazzo, la ragazza, sta vivendo.

“Capisco che tu sia molto arrabbiato.”

“Immagino che questa situazione ti abbia deluso.”

“Proviamo a capire insieme cosa è successo.”

Quando un adulto riconosce l’emozione senza giudicarla, aiuta l’adolescente a sviluppare quella capacità di regolazione emotiva che diventerà una risorsa preziosa per tutta la vita (Siegel, 2014).

Questo non significa giustificare qualsiasi comportamento.

Significa distinguere l’emozione dal modo in cui viene espressa.

La rabbia è legittima.

Aggredire qualcuno, rompere oggetti o insultare gli altri non lo è.

Quando chiedere un aiuto?

Gli sbalzi dell’umore fanno parte dello sviluppo adolescenziale.

È opportuno, però, chiedere un supporto professionale quando diventano molto frequenti, molto intensi o compromettono il benessere del ragazzo, della ragazza, le relazioni familiari, la scuola o la vita sociale.

Anche quando il dialogo in famiglia sembra essersi interrotto o i conflitti diventano continui, un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui comprendere ciò che sta accadendo, sostenere l’adolescente e accompagnare anche i genitori.

Chiedere aiuto non significa che qualcosa “non va”.

Significa scegliere di affrontare insieme un momento delicato della crescita.

Lo sapevi?

Il cervello umano continua a maturare fino ai 25 anni circa.

La corteccia prefrontale, responsabile della pianificazione, dell’autocontrollo e della regolazione degli impulsi, è tra le ultime aree a completare il proprio sviluppo.

Per questo motivo imparare a gestire rabbia, frustrazione ed entusiasmo richiede tempo, esperienze e relazioni significative.

Per continuare a riflettere insieme

Le storie permettono ai ragazzi di riconoscere le proprie emozioni senza sentirsi giudicati. Un libro o un film possono diventare un’occasione preziosa per parlare di ciò che spesso è difficile esprimere a parole.

Dai 10 ai 12 anni

  • Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo – Una storia delicata sull’amicizia, il coraggio e la gentilezza, ideale da leggere anche insieme a un adulto.
  • La fabbrica di cioccolato – Un classico che offre numerosi spunti per riflettere sui desideri, sull’autocontrollo e sulle conseguenze delle proprie azioni.

Dagli 11 ai 13 anni

  • Skellig – Un romanzo che parla di cambiamento, crescita e mondo emotivo con grande sensibilità.
  • The Crossover – Attraverso lo sport racconta rabbia, competizione, relazioni familiari e crescita personale.

Dai 14 ai 15 anni

  • Noi siamo infinito – Un romanzo intenso sull’identità, l’amicizia e la complessità delle emozioni adolescenziali.

Film da vedere insieme

  • Inside Out – Un modo semplice e coinvolgente per parlare delle emozioni e del loro significato.
  • Inside Out 2 – Introduce emozioni che emergono con forza proprio durante l’adolescenza, come ansia, imbarazzo, invidia e noia. Una preziosa occasione per comprendere che tutte le emozioni hanno una funzione e meritano di essere ascoltate.

Le emozioni intense non sono un difetto da eliminare, ma una parte naturale della crescita. Accompagnare un adolescente significa aiutarlo a riconoscere, comprendere e imparare, passo dopo passo, a trasformare le emozioni in una risorsa.

“Ogni fase della crescita porta con sé nuove sfide, ma anche nuove opportunità. Comprendere le emozioni significa costruire relazioni più consapevoli, con gli altri e con sé stessi.”

Come psicologa incontro spesso genitori che arrivano in studio preoccupati perché il figlio è cambiato. Spesso dietro alla domanda:”Che cosa gli sta succedendo?” se ne nasconde un’altra, ancora più profonda: “Come possiamo ritrovarci?”

L’adolescenza è un tempo di crescita non solo del ragazzo, della ragazza ma anche per i genitori e per l’intera famiglia.

Dott.ssa Martina Fasson

Hai l’impressione che tuo figlio stia vivendo un momento difficile? L’adolescenza è caratterizzata da cambiamenti ma non sempre è facile capire quando è il momento di chiedere un supporto. Nel mio studio a Monselice accompagno adolescenti, giovani adulti e genitori nei momenti di difficoltà e di cambiamento.

Il primo colloquio è uno spazio dedicato all’ascolto, alla comprensione della situazione, senza giudizio e senza fretta. A volte basta un primo colloquio per dare un significato diverso a ciò che oggi sembra solo fonte di preoccupazione.

“Ogni comportamento racconta una storia. Prima di correggerlo, proviamo a comprenderlo.”

DOMANDE FREQUENTI(FAQ)

Gli sbalzi d’umore in adolescenza sono normali? Si nella maggior parte dei casi fanno parte del normale percorso di crescita, Diventano motivo di attenzione quando sono molto intensi, persistenti o compromettono il benessere del ragazzo/a

Quando è il momento di rivolgersi a una psicologa? Quando il disagio interferisce con la scuola, le relazioni, il sonno, l’alimentazione oppure quando il dialogo in famiglia sembra essersi interrotto.

Come posso aiutare mio figlio? Ascoltandolo senza minimizzare le sue emozioni, mantenendo il dialogo aperto e ricordando che dietro un comportamento difficile spesso c’è un bisogno che non riesce ancora a esprimere.